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lunedì 11 gennaio 2010

domenica 10 gennaio 2010

Premier trio 2

Isa s'est faite enculer sans problème alors qu'à la maison, entre nous, on n'y arrive pas toujours...

Premier trio 1

Le tout premier trio d'Isa, offerte les yeux bandés à deux beaux jeunes hommes rencontrés via le site de J et M. Quel plaisir de voir sa salope prendre son pied !

Incontro di una calda notte di fine estate (racconto erotico trovato in rete).

«Devo assentarmi per pulire le gavette dopo cena?» le sussurrai maliziosamente all’orecchio.
«Ti va?» mi rispose in un bisbiglio senza staccare gli occhi di dosso al ragazzo che divideva con noi lo stretto spazio della baita alpina.
«Mi va se va a te. Ho notato che continui a fissarlo da quando siamo arrivati».
«D’accordo, dopo cena vai pure a pulire posate e pentola e portati dietro il cellulare.»
«Ti bastano quindici minuti?»
«Facciamo venti se non ti secca, tesoro».
«Assolutamente, lo sai che mi piace farti contenta » e la baciai sul collo.
La baita era accogliente: interno in legno, tre brandine a castello, un tavolaccio in legno al centro della stanza ed un delizioso caminetto, sapientemente acceso prima del tramonto dal nostro temporaneo “coinquilino”. Era un abitudinario del posto, così ci raccontò durante la cena, veniva sempre lassù un weekend al mese per rilassarsi e staccare da tutto. Un ragazzo simpatico sui trent’anni, dal fisico asciutto, moro, come piacciono a Serena. Dopo aver piacevolmente conversato davanti ad una tazza di caffè liofilizzato, quando reputai che, data l’ora tarda, nessun escursionista sarebbe più giunto a disturbare la nostra privacy a tre, mi stiracchiai ed esclamai, forse un po’ troppo pomposamente: «Beh, vado al ruscello a lavare gavette e pentola prima che si attacchi tutto sul fondo. Tu resta pure qui al calduccio tesoro e preparati per la notte, ci metterò una ventina di minuti» Raccolsi posate, gavette, e pentola. Presi cellulare e torcia e pensai che avevo impostato un po’ troppo la voce perché Serena ridacchiava. Convenni tra me e me che in passato avevo certamente fatto interpretazioni assai migliori, pazienza. Sistemai i nostri zaini accostandoli alla parte dirimpetto alle brande e lasciai Serena seduta nella brandina inferiore con indosso pantaloncini e scarponi da trekking, sperando in cuor mio di vederla di lì a poco completamente nuda. Il ragazzo invece era accanto al fuoco intento a curarne la scoppiettante ed allegra fiamma. Uscii badando bene di accostare lo scuro della porta lasciando però un’ampia fessura da cui poter sbirciare. Serena era tranquilla: lo sapeva benissimo che sarei stato lì fuori a far il guardone fino a quando la situazione non avesse preso piede.
«Beh» esordì la mia ragazza con noncuranza «io mi cambio per la notte, non ti disturbo vero?».
«Oh no» rispose il ragazzo «ora esco così ti lascio un po’ di privacy».
«Ma no, no. Non serve figurati, farò presto e poi fuori fa freddo e se si spegne il fuoco non saprei ravvivarlo. Resta pure, davvero.»
«Ok» lo sentii dire con una punta d’imbarazzo.
Serena, maliziosa, iniziò col togliersi gli scarponi, poi si sfilò i pantaloncini di jeans, che indossa sempre quando andiamo a camminare, mettendo in mostra le sue bellissime gambe. Il ragazzo cercava di rimanere con lo sguardo sul fuoco, ma si vedeva che faceva fatica a non ammirarle. Serena come assorta ed incurante della presenza maschile iniziò a parlare tra sé «accidenti ho gli slip che sono ancora bagnati di sudore» si alzo in piedi e, dando le spalle al fuoco, se li sfilò con fare assolutamente normale ed innocente. Il ragazzo aveva gli occhi fuori dalle orbite, in imbarazzato silenzio fissava il culo e le gambe di Serena ed io sentii che parecchio sangue veniva richiamato nel mio basso ventre ed in questo mi sentii accomunato al maschio che fissava le forme della mia ragazza.
«Ma dove avrà messo il sacchetto con la biancheria di ricambio?!» sbuffò Serena. «Vediamo nello zaino con i viveri».
Fece un paio di passi e, girandosi per stare sempre con la schiena al fuoco, si mise, a gambe socchiuse e piegata a novanta, a rovistare negli zaini. Serena metteva in mostra tutta la sua femminilità regalandola agli sguardi ormai lascivi del maschio.
Io avevo un erezione spaventosa. “Se non le salta addosso ora o è gay o è scemo” pensai.
Serena ondeggiava il bacino continuando a rovistare nello zaino ed incurante di tutto, come se fosse completamente sola.
Alla fine, scuotendosi, il ragazzo si alzo e disse: «Posso darti una mano?»
«Grazie, grazie» cinguettò Serena facendo un sacco di moine «non riesco a trovare le mutandine».
Toccò a me allora sogghignare pensando che avremmo dovuto entrambi fare un corso di recitazione: nelle nostre performance teatrali eravamo veramente due cani.
Decisi di lasciarli veramente un po’ da soli, dopotutto le stoviglie dovevano pur essere lavate no? Così diedi un’ultima occhiata: il ragazzo le cingeva la vita e la baciava appassionatamente. Poi lentamente, per non svelare la mia presenza, mi allontanai verso la sorgente a poche decine di metri. Faceva freddo lì fuori, ma avevo un caldo infernale nei pantaloni e lì per lì mi venne la voglia di farmi una sega pensando al montone dentro la baita che si stava scopando la mia ragazza.
L’acqua gelida che mi intirizziva le dita mi calmò i bollori e mi misi a lavare diligentemente le stoviglie assaporando gli odori di vegetazione umida portati dal vento notturno. Mi risvegliò dall’incanto l’improvviso trillo del cellulare. Infilai la mano umida in tasca ed accettai la chiamata che veniva dal cellulare di Serena.
«Pronto…tutto ok lì?»
«Si amore» disse lei con una voce rotta dai gemiti «dove sei? fuori della baita?»
«No alla sorgente ho appena finito di lavare tutto… posso rientrare o devo darti ancora qualche minuto?»
«Eh, vera… mente qui la cosa… va un po’ per le lunghe. Ahaaaa aha… scusa e che mi sta pompando per bene…. Uhuuuuummmm »
«Sento, sento» e subito il cazzo mi si rizzò dolorosamente dentro i pantaloni.
«Amore, ero preoccupata che non… ah ti pren…dessi un malanno col freddo là fuori. Dai rien….uhuuuuuuu…rientra che gli ho già spiegato la situ…azione. Ti metti in un angolino buono buono intanto che finiamo, ok?»
«ok» dissi semplicemente e, prima che si chiudesse la comunicazione, sentii ancora la voce distante di Serena esortare il montone: «Spingi più forte porco, spin…»
Si stava divertendo alla grande insomma e ne fui lieto. Raccolsi tutte le stoviglie e mi diressi rapidamente verso la baita facendo attenzione a dove mettevo i piedi. Da quel punto si vedeva tutta la vallata: una nera e buia coperta adagiata tra i monti, trapuntata di chiazze luminose dove sorgevano i paesetti alpini.
Aprii la porta pian piano. Serena era sul tavolo, appoggiata sulla schiena, gambe aperte, completamente nuda a parte i calzini di lana bianca arrotolati fin alla caviglia e la camiciotta felpata azzurrina tirata su fin sul mento. Le mani del ragazzo le strizzavano i seni mentre, in piedi davanti al tavolaccio, con il duro cazzo infilato tra la sua morbida carne la scopava forsennatamente.
La sbatteva incurante della mia presenza ed io mi sporsi per vedere se indossava il preservativo, unica mia preoccupazione. Inutile peraltro conoscendo bene l’intransigenza di Serena su questo punto: solo io la potevo penetrare senza protezione.
Mi accostai al tavolaccio e prendendola per mano le sussurrai: «Tutto a posto amore?»
Tra i gemiti riuscì a dirmi «Si, si, tutto… ok amoreeeeeee».
Il ragazzo stantuffava sempre più forte, come invasato e lei rantolava sempre più rauca «Succhiami le tette, amore!… Cosììììì».
Servo e schiavo del suo piacere, le presi tra le labbra un capezzolo duro ed iniziai a succhiare dolcemente mentre con una mano le strizzavo l’altro.
Iniziò ad avere orgasmi plurimi e a muovere scompostamente il bacino per godere maggiormente.
Andammo avanti per un bel po’ su questo tenore, poi il ragazzo rantolò dando delle spinte poderose, infine si accasciò sul corpo di lei, segno inequivocabile che era venuto. Estrasse il cazzo ancora turgido col preservativo pieno di sperma che penzolava e tirandosi su i pantaloni andò ansante fuori della baita a riprendere fiato.
Serena non era ancora sazia ed io non resistevo più all’eccitazione dello spettacolo che mi ero goduto. Volevo svuotarmi dentro quel caldo corpo fremente. L’idea di averla dopo che era stata posseduta da un altro maschio sotto i miei occhi, mi faceva delirare dall’eccitazione. Mi calai i pantaloni lo tirai fuori e la inforcai scopandola con foga. Dopo pochi colpi le sborrai dentro tutto il mio desiderio e mi piegai su di lei per un lungo, tenero, amoroso bacio.
Ci rivestimmo con cura e ci sdraiammo nella stessa branda. Volevamo stare vicini anche a costo di stare scomodi per riconfermarci l’appartenenza l’uno all’altra.
Il ragazzo, rientrato, si sistemò nella branda più alta. Ci augurò la buonanotte ringraziandoci di cuore.
Serena ed io dormimmo teneramente abbracciati sino all’alba.

Cuckold_bbc and shared wife

martedì 5 gennaio 2010

IL TERZO IN-COMODO (Fotoracconto)

Mia moglie Laura è una donna di 43 anni con una quarta di seno, un culo alto e sodo ed un paio di gambe affusolate e lisce come una pesca, insomma una di quelle donne in grado di competere, con successo, con ragazze più giovani e di attrarre lo sguardo di giovani maschi che vedono in lei la navigata quarantenne, disinibita ed esperta, che vorrebbero usare come “nave scuola”.
A letto alterna periodi di gran troiaggine a periodi alquanto tiepidi. Nei momenti di grazia è incontenibile ed insaziabile al punto che, a volte, riesco a tenerle testa con difficoltà. La sua voglia di cazzo diventa inesauribile e durante le scopate mi capita di urlarle: “sei una troia…. dillo che sei una troiona e che ti piace il cazzo” “siiii!!!, sono una troia … la tua troiona e mi piace essere scopata” “il cazzo non ti basta mai” “siiii!!! …. dammelo ancora ... siiiiiiii!!! ... mettimelo tutto dentro … sbattimi forte fino in fondo” “ci vorrebbe almeno un altro cazzo per soddisfare una baldracca come te … dillo che vorresti essere fottuta da un altro cazzo duro e grosso” “siii!!! ... voglio un altro cazzo che mi sfonda … sei un maiale”.
A volte durante la notte mi sveglio con una notevole eccitazione e mi accorgo che, Laura imboccato il cazzo, lo lecca e lo succhia con una passione ed un ardore da pompinara navigata.
Accortasi del mio risveglio e consapevole delle mie fantasie, mi sussurra nell’orecchio: “datti da fare o mi costringerai a cercare altrove un cazzo che sappia soddisfarmi adeguatamente” A quelle parole l’uccello mi diventa duro come una mazza da baseball, e Laura sistemandosi a cavalcioni su di me si impala ed inizia un ritmato saliscendi mentre io, mettendole un dito nel culo, le dico: “per soddisfare la tua troiaggine ci vorrebbero non due ma dieci grossi cazzi come quelli di un negro africano” a quelle parole Laura abbandonando ogni freno mi invita a metterglielo nel culo. La sistemo a quattro zampe, con due dita le riempio il culo di crema e poggiato il cazzo sul buco ben lubrificato comincio a spingere dicendole: “ti sto spaccando il culo come una puttana” “siiiii!!! ... inculami … fallo entrare tutto … rompimi il culo” “pensa che bello se ci fosse un altro uccello che, dopo averti fottuto in bocca, te lo sbatte nella fica mentre io continuo a pomparti il culo” A quelle parole si lascia andare ad un altro orgasmo fortissimo mentre io le riempio il culo di sborra.
Passati i momenti di passione e di trasporto ogni tentativo d’accenno alle cose dette durante le scopate ed all’eventualità di far entrare un altro maschio nel nostro letto veniva rigidamente stroncato “sono solo fantasie dette per gioco in momenti particolari, io amo solo te e non mi sognerei mai di tradirti”. Le mie insistenze creavano non poca tensione e le sue reazioni erano quasi violente: “sei un porco depravato e non voglio parlarne più”.
Nonostante tutto, ero convinto che la troia che era in lei prima o poi sarebbe venuta fuori, bisognava solo aspettare il momento giusto e creare le condizioni adeguate.
Il vicino supermercato è, da molti anni, una meta quasi giornaliera, infatti, per la breve distanza dalla nostra abitazione risulta molto comodo per approvvigionarci di tutti quei prodotti che servono a soddisfare i bisogni alimentari quotidiani.
Essendo dei clienti abituali abbiamo fatto conoscenza con il personale che vi lavora instaurando un rapporto molto cordiale con tutti. Un paio di mesi fa ci fu presentato un nuovo commesso di colore. Disse di chiamarsi Jamal, di avere 25 anni e di provenire dalla Nigeria.
Parlammo con lui per circa un quarto d’ora approfondendo, tra l’altro, i motivi del suo arrivo in Italia, la situazione familiare che aveva lasciato, gli studi fatti, le sue aspettative. Il ragazzo evidenziò un’intelligenza viva e, nonostante il suo italiano non perfetto, dimostrò buone capacità di conversazione e di intrattenere rapporti interpersonali. Il corpo atletico e muscoloso, di un nero profondo, sembrava essere stato scolpito da uno scultore dell’antica Grecia.
Spesso, nelle nostre puntate al supermercato, mia moglie attirava l’attenzione di Jamal, chiedendogli, a volte, di prendere quel tal prodotto dallo scaffale in alto, altre volte domandandogli dove si trovava quel tal altro prodotto ed approfittando sempre dell’occasione per scambiare qualche parola.
In uno dei momenti di maggiore abbandono, mentre sbattevo Laura da almeno quindici minuti, alla sua richiesta “scopami più forte … entra tutto ... entra di più” le risposi: “sono tutto dentro, se non vuoi farti fottere da un altro cazzo più grosso e più lungo del mio devi accontentarti di questo” “Ne voglio di più, ne voglio uno più grosso che mi faccia sentire piena” “Immagina che cazzo enorme deve avere Jamal e come ti può riempire tutta, pensa a come potresti godere facendoti sbattere da quel suo cazzo asinino” “siiiiiii!!!!, … mi piace Jamal, mi eccita quel suo odore maschio ...” “dillo che vorresti essere scopata da lui” “siiiiiii!!! … mi piacerebbe essere scopata dal suo bastone””. Nel sentire quelle parole non resistetti oltre e le inondai la fica di sborra.
Nei giorni successivi con molta cautela ripresi il discorso circa la possibilità di farsi scopare da un altro maschio e le domandai: “perché non Jamal?”. Notai con piacere che, seppur riluttante, appariva meno intransigente del solito, e non respinse seccamente, come al solito, l’argomento.
Dopo la mia ennesima proposta di portarsi a letto Jamal, mi sentii rispondere: “se ti fa piacere essere cornuto, sarò felice di accontentarti facendomi scopare da Jamal e godere del suo cazzo”. Mancò poco che venissi nei pantaloni e Laura, accortasi della mia eccitazione, mi tirò fuori il cazzo e, dopo averle detto “fammi vedere cosa farai a quello stallone”, come un’assatanata cominciò a leccarlo ed a succhiarlo facendomi venire nella bocca ed ingoiando, fino all’ultima goccia, tutto lo sperma.
Preparammo nei minimi particolari l’incontro con Jamal e, non sapendo se la mia presenza fosse da lui gradita, decidemmo che mi sarei gustato lo spettacolo nascondendomi nella stanza attigua dove avrei potuto vedere e sentire tutto.
Laura, come di consueto, si recò al supermercato per fare la spesa, riempì quattro buste, si avvicinò a Jamal e gli disse: “Le buste pesano e mio marito non può venire a prenderle perché è fuori per lavoro. Potresti, dopo l’orario di chiusura, portarmele a casa ?” e gli mollò cinque euro. Jamal, preso alla sprovvista non seppe dire di no.
Complice anche la calura di luglio che favoriva un abbigliamento leggero, Laura indossò per l’occasione una minigonna aderente, che le sagomava il culo e metteva in risalto le sue splendide gambe, ed una camicetta trasparente sbottonata fino all’attaccatura dei seni che sembravano volessero esplodere da un momento all’altro.
Alle 20,00 suonò il campanello di casa, attivai la telecamera che avevo collocato in posizione strategica e mi nascosi armato di macchina fotografica digitale mentre mia moglie andò ad aprire la porta. Fece entrare Jamal, che la guardava con compiacimento, gli chiese di portare le buste della spesa in cucina e nel salire su uno scaletto a tre gradini lo invitò a porgerle il contenuto delle buste per riporlo nei pensili. Jamal alla vista del culo di mia moglie, esposto ai suoi occhi, coperto soltanto dalla striscia del perizoma, strabuzzò gli occhi e cominciò a passarle le varie scatolette. Non distraeva mai lo sguardo dal culo di Laura che ancheggiava continuamente nel tentativo di sistemare la spesa, mentre il rigonfiamento della patta cominciava a diventare evidente.
Improvvisamente mia moglie finse di perdere l’equilibrio e cadde rovinosamente addosso a Jamal che istintivamente per afferrarla le mise una mano sul culo. Lamentò un dolore alla caviglia destra e gli chiese di sostenerla fino al divano. Jamal le cinse le spalle, portò le braccia fin sotto le ascelle e per sostenere Laura, che si abbandonò come un peso morto, la strinse forte a sé sfiorandole un seno. La accompagnò al divano e la fece sedere. Laura che simulava, da attrice consumata, delle smorfie di dolore, chiese a Jamal a prendere una pomata nel cassetto e di spalmargliela sulla caviglia. Jamal si sistemò in ginocchio e dopo qualche secondo di massaggio alla caviglia, mia moglie socchiuse gli occhi, sospinse la testa all’indietro e divaricò leggermente le gambe in modo tale da lasciar intravedere distintamente le mutandine. Jamal, alla vista delle cosce aperte e delle evidenti chiazze di umidità presenti sul perizoma ed incoraggiato dall’atteggiamento di abbandono di Laura, proseguì il massaggio, abbandonò la caviglia e risalì lentamente lungo la coscia. La mancanza di reazione, lo spinse ad essere più audace e, osando di più, prese a massaggiare, con l’altra mano, anche la gamba sinistra. Le mani di Jamal si muovevano in parallelo sulle gambe di mia moglie che per facilitare il massaggio le aveva aperte ancora di più, risalirono all’attaccatura delle cosce, presero a palparne l’interno fino a carezzare la fica ancora coperta dal perizoma.
Dalla posizione in cui mi trovavo riuscivo a vedere e sentire tutto distintamente e dinanzi alla visione di quelle mani nere in mezzo alle cosce di mia moglie, che a gambe larghe, con gli occhi chiusi si faceva palpare da Jamal, e si mordeva le labbra per non urlare, tirai fuori il cazzo che stava per scoppiare e cominciai a farmi una sega che rimarrà per sempre nei miei ricordi.
Jamal, poi le sbottonò la camicetta e cominciò a tormentarle i seni con carezze e massaggi vigorosi. Laura gli accarezzò la nuca e gli spinse il viso verso i capezzoli. Jamal ne prese in bocca prima uno poi l’altro e iniziò a succhiarli ed a morderli mentre, con una mano, ridiscese lentamente sul corpo di Laura, la infilò nuovamente in mezzo alle cosce, scostò le mutandine e prese a titillare dapprima il clitoride per poi infilare un dito nella fica fradicia di umori.
Dopo qualche minuto di quel trattamento, mia moglie cominciò ad ansimare forte ed esplose nel suo primo orgasmo.
Laura fece distendere Jamal e prese ad accarezzargli la patta che evidenziava un’erezione possente. Gli abbassò i pantaloni e tirò fuori, una bestia dalle dimensioni ancora maggiori di quelle da noi immaginate nelle nostre fantasie, era almeno dieci centimetri più lungo del mio e talmente grosso che, impugnato, il pollice ed il medio della mano di mia moglie non riuscivano a congiungersi.
Alla vista di quel bastone di carne mia moglie emise un gridolino di stupore e d’ammirazione, che fece sorridere il nostro stallone, e non resistette alla tentazione di prenderlo in bocca.
Laura pompava andando su e giù con la bocca e nonostante la sua buona volontà non riusciva, pena il soffocamento, ad imboccarne più di tre quarti. Al pompino alternava delle libidinose leccate lungo tutta la lunghezza dell’asta. Jamal in preda all’eccitazione, abbandonò il rispetto quasi ossequioso che aveva tenuto fino a quel momento e prese ad apostrofare Laura con frasi del tipo “succhia puttana …un cazzo così non lo troverai facilmente in giro…prendilo tutto in bocca”. Vedere mia moglie, con in bocca un cazzo nero di almeno 25 centimetri di lunghezza e 16/17 di circonferenza, mi provocò un’eccitazione talmente forte che non riuscii a resistere oltre e venni con una sborrata che mi fece quasi mancare.
Jamal, poi, allargò le gambe di Laura e prese a leccarle la fica. Laura ansimava come un’invasata e pronunciava frasi senza senso finché fu travolta da un nuovo orgasmo.
Il nostro stallone, che reclamava la sua parte di piacere, alzò le cosce di mia moglie, prese il suo palo, lo poggiò sulla fica bagnata e cominciò a spingere lentamente per farlo entrare.
Nonostante mia moglie non fosse una ragazzina di primo pelo, ma una donna navigata che da almeno venticinque anni prende sistematicamente la sua razione di cazzo e che prima del matrimonio aveva assaggiato non pochi uccelli di dimensioni e forme diverse, il bastone di Jamal entrava con difficoltà e con una certa resistenza, quasi come se stesse scopando una fanciulla alla prima esperienza. Entrava lentamente e ad ogni spinta, mia moglie emetteva dei sospiri di soddisfazione mentre Jamal le diceva “solo adesso potrai dire di essere stata sverginata”.
La penetrazione durò un’eternità e quando il cazzo di Jamal scomparve, inghiottito dalla fica di mia moglie, Laura, emise un gemito prolungato e disse: “siiiiiii!!! … adesso sì che mi sento completamente piena“. Jamal prese a sbatterla dapprima lentamente poi accelerando sempre di più il ritmo, dicendole ”il mio cazzo ti sta scopando dove nessuno è mai arrivato” e mia moglie scandendo bene le parole per farmi sentire distintamente “siiiiiii!!! ... allargami tutta … dopo questa scopata il cazzo di mio marito non sentirà più le pareti della mia fica … il suo cazzo non arriverà mai così in fondo … quel cornuto non immagina come mi senta piena e lui non riuscirà mai a riempirmi così”
Nel sentire quelle frasi fui pervaso da sensazioni contrastanti: da un lato mi sentivo profondamente umiliato dalla donna con cui avevo deciso di trascorrere la vita ed istintivamente volevo uscire dal mio nascondiglio e prendere a schiaffi Laura, dall’altra le cose dette da mia moglie fecero aumentare a dismisura la mia eccitazione come d’altra parte si aspettava Laura che, evidentemente, mi conosce fin troppo bene. Restai nascosto e ripresi a menarmi il cazzo che, dopo quelle parole, riacquistò nuovo vigore.
Jamal non solo possedeva un’attrezzatura invidiabile e la sapeva usare molto bene ma dimostrava di avere anche una resistenza fuori dal comune. Stava squassando la fica di mia moglie da oltre venti minuti con colpi veloci e poderosi, facendo entrare ed uscire il suo bastone per tutta la lunghezza.
In questo lasso di tempo Laura era venuta diverse volte ripetendo in continuazione: “fottimi forte ... quel cornuto di mio marito non ha idea di come sto godendo ... hai un cazzo favoloso ... riempimi tutta ... … mi stai sfondando”.
Jamal, prossimo all’orgasmo, accelerò decisamente il ritmo della scopata e mia moglie, resasi conto che stava per sborrare, lo attirò a se e gli infilò la lingua in bocca.
Il gioco di lingue durò fino a quando Jamal lanciò un urlo animalesco e le disse: “ti sto sborrando nella fica”. Nel sentire il getto caldo riempirle la fica, mia moglie ebbe un sussulto e fu preda di un nuovo orgasmo. Anche io aumentai il ritmo della sega e venni per la seconda volta.
Benché Jamal avesse goduto non ebbe la benché minima perdita della erezione, anzi fece girare Laura, la sistemò a quattro zampe poggiò l’uccello sull’ano e cercò di incularla. Laura lo fermò dicendo: ”non voglio, è troppo grosso, mi farai male”. Jamal allora diresse l’uccello verso la fica e la montò come uno stallone monta la sua puledra, scopandola nuovamente.
Jamal riprese a pompare senza sosta, con vigore e potenza, lasciando senza fiato Laura che sotto i colpi poderosi si accasciò sul pavimento urlando il proprio godimento, finchè un’altra abbondante dose di sperma le riempì la fica .
I due, esausti si distesero sul divano e mia moglie offrì all’ospite una bibita fresca, restarono a parlare per qualche minuto, poi Jamal si rivestì, baciò mia moglie sulle labbra, le disse: “quando le serve aiuto per la spesa, mi chiami” ed andò via.
Uscii dal nascondiglio, abbracciai e baciai mia moglie e nell’infilarle la lingua in bocca avvertii un sapore diverso dal solito che mi eccitò nuovamente e le dissi: “sei stata splendida, sei nata per essere una femmina da letto”. La feci sedere sul divano, mi inginocchiai, le leccai la fica ancora piena della sborra di Jamal ed assaporai per la prima volta il gusto acre dello sperma ancora caldo del maschio che aveva innaffiato e riempito la fica di mia moglie. Questa situazione eccitò nuovamente Laura che disse: “siiii!!! ... leccami la fica piena del seme dello stallone che mi ha scopata e fatto godere come mai mi è capitato” Dopo averla fatta venire nuovamente la girai, le appoggiai il cazzo sull’ano e le dissi: ”te lo infilo nel culo perché la fica, con il treno che l’ha sfondata, è troppo larga per il mio cazzo” Così, senza lubrificante, la inculai spingendolo tutto dentro, con decisione. Laura lanciò un urlo di dolore ed io, incurante delle implorazioni, le pompai il culo con vigore e forza fino a quando non le sborrai nelle viscere.
Dopo una doccia ristoratrice andammo a letto e ci addormentammo abbracciati e soddisfatti pensando che, come prima volta, eravamo stati molto fortunati e che gli avvenimenti avevano superato anche le migliori aspettative. Questo sicuramente avrebbe facilitato eventuali esperienze future.